yahoo email hack
settembre 26, 2016

Mail hackerate: per Yahoo una crisi senza fine

Yahoo ha ufficialmente confermato che almeno 500 milioni di suoi account di posta elettronica sono stati violati da un attacco informatico avvenuto nel 2014: si tratta di uno dei più grandi hack nella storia di Internet. La notizia è stata anticipata dal sito Recode il 22 settembre e poi confermata da un comunicato stampa della stessa Yahoo. Il motore di ricerca ha fatto sapere che il furto di dati ha coinvolto informazioni personali come numeri di telefono e date di nascita degli utenti ma non ha coinvolto dati bancari o numeri di carta di credito.

Yahoo sta avvertendo gli utenti il cui account è stato violato e ha disattivato le domande di sicurezza per accedere agli account: agli utenti che non hanno cambiato le password negli ultimi due anni è stato suggerito di farlo il più presto possibile. La società gestita da Marissa Mayer sostiene che l’autore della violazione è stato un gruppo di hacker “supportato da uno stato”, ma non ha fornito ulteriori dettagli o prove a sostegno di questa ipotesi.

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apple innovation
settembre 19, 2016

È iniziato il declino di Apple?

Con il lancio dell’iPhone7 e la controversa scelta di eliminare il jack audio dal suo ultimo modello di smartphone, Apple è tornata a far parlare di sé tra gli addetti ai lavori. In particolare, molti si chiedono se la società di Cupertino non abbia iniziato il proprio declino, dal momento che non realizza più prodotti innovativi da molto tempo.

A differenza dei propri competitor, Apple ha sempre lanciato sul mercato prodotti molto rifiniti e “completi”: l’approccio di Steve Jobs era “dare al cliente ciò di cui lui ha bisogno, non ciò che lui vuole”. Jobs era infatti convinto di sapere meglio dei propri clienti quello di cui loro avevano bisogno. Con l’arrivo di Tim Cook l’approccio è rimasto lo stesso ma prodotti nuovi non se ne sono visti: l’iPhone è del 2007 e l’ultima vera novità di casa Apple, l’Apple watch, può essere considerato una semplice estensione dell’iPhone e niente di più.

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indoona wordpress plugin
settembre 15, 2016

Hai un sito WordPress? Aggiorna i tuoi lettori via chat con indoona!

WordPress è oggi la più diffusa piattaforma CMS per la creazione di siti web e blog e permette praticamente a chiunque di creare e gestire un sito senza bisogno di particolari competenze in fatto di programmazione. A testimonianza del fatto che WordPress è sempre più affidabile e funzionale non solo gli amatori vi è la crescente presenza di moltissime pagine web professionali realizzate con questa piattaforma: WordPress, infatti, non offre solo un set di strumenti facili da usare per creare siti web e blog, ma da anche l’opportunità di arricchirli e migliorarli grazie ai plugin realizzati da terze parti. Uno di questi è il plugin indoona.

Una delle esigenze principali per chi gestisce un sito, infatti, è aumentare e diversificare le visite oltre che tenere sempre aggiornati i visitatori abituali con le novità che vengono pubblicate online. Il plugin indoona permette di tenere aggiornati i follower del proprio sito WordPress direttamente dalla chat di indoona: installando questo plugin nel proprio sito WP è possibile notificare in tempo reale ai propri lettori via chat l’inserimento di nuovi articoli o contenuti.

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consumers messaging businesses
settembre 12, 2016

Le persone vogliono comunicare con le aziende via chat

La società di servizi Cloud Twilio, ha diffuso oggi i risultati del suo Global Mobile Messaging Consumer Report, uno studio che mostra come i consumatori comunicano con le aziende. Il rapporto mostra che il 90% dei clienti desidera utilizzare la messaggistica per parlare con le imprese, che a loro volta, però, non hanno ancora la giusta infrastruttura per farlo.

Lo scenario che emerge da questo studio è che il 66% dei consumatori generale preferisce l’instant messaging rispetto alle interazioni faccia a faccia con le imprese, mentre l’85 per cento vorrebbe essere in grado non solo di ricevere messaggi dai propri brand preferiti, ma anche di rispondere utilizzando lo stesso canale.

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no man's sky
settembre 6, 2016

No man’s sky e le infinite possibilità dei videogiochi Sandbox

Il 10 agosto la software house inglese Hello Games ha pubblicato per Playstation 4 e Pc No man’s sky, un videogioco di ambientazione spaziale ambientato in un universo molto particolare: si tratta infatti probabilmente dell’universo più vasto mai realizzato all’interno di un videogame. Grazie a uno speciale algoritmo, la galassia di No man’s sky è composta da più di 18 milioni di miliardi (avete letto bene) di pianeti, ognuno dei quali con geografia, flora e fauna uniche e differenti.

No Man’s Sky non si può completare: lo scopo del gioco è esplorare pianeti, raccogliere risorse per migliorare la propria nave spaziale e concludere affari o scontrarsi con altri giocatori ma senza un vero obiettivo finale. Questo, insieme alla vastità della galassia esplorabile, rende il gioco virtualmente senza fine e potenzialmente molto longevo. Nel mondo dei videogames non si tratta di una novità assoluta: già da alcuni anni i cosiddetti videogiochi sandbox (o “open world”) si sono affermati con successo accanto ai prodotti più tradizionali.

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Facebook trending topics
settembre 1, 2016

Facebook sta cercando di sostituirsi a Internet?

Numerosi analisti affermano che dietro al lancio di nuovi servizi e funzionalità da parte di Facebook vi è da molto tempo l’ambizione di sostituirsi completamente a Internet. Poiché Facebook è una delle principali fonti di informazione per moltissime persone, il suo piano è offrire agli utenti la possibilità di fare sul suo sito la maggior parte delle cose che fanno su Internet: da leggere le notizie a chattare con gli amici a trasmettere video in diretta.

In effetti il social network di Palo Alto negli ultimi anni ha aggiunto ai propri servizi moltissime funzionalità tipiche della rete: la messaggistica istantanea, i bot e i video live sono solo le ultime arrivate. Alcuni servizi –  come la email con dominio @facebook.com – non hanno funzionato, ma non per colpa di Facebook bensì per la loro intrinseca scarsa appetibilità. Il punto è che la enorme base utenti di Facebook gli consente tranquillamente anche di copiare i servizi altrui e renderli comunque un successo: pensate al servizio di video live Periscope lanciato da Twitter, quanti utenti sono oggi passati a Facebook live? Moltissimi, per una semplice ragione: i loro amici sono tutti già su Facebook.

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whatsapp facebook
agosto 29, 2016

Passare i dati degli utenti a Facebook: una svolta per WhatsApp?

Molti di noi immaginavano che prima o poi sarebbe successo: nonostante una protezione maggiore della privacy degli utenti grazie alla crittografia end-to-end del contenuto dei messaggi, WhatsApp alla fine ha deciso di condividere le informazioni dei propri utenti con Facebook, che nel 2014 ha acquistato l’app di Instant Messaging per circa 20 miliardi di dollari.

L’annuncio che sta comparendo in queste ore all’avvio di WhatsApp informa che numerose informazioni degli utenti verranno raccolte e condivise: esse sono il tipo di sistema operativo, la risoluzione dello schermo, l’operatore telefonico usato, il numero di telefonino e la frequenza con la quale l’utente apre l’app. Lo scopo, afferma WhatsApp, è consentire a Facebook di offrire agli utenti del social network delle pubblicità più mirate o, se si preferisce vederla da un’altra prospettiva, offrire agli inserzionisti maggiori informazioni per profilare i potenziali clienti.

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meg-ryan-instant-messaging
agosto 25, 2016

Alcune Curiosità sull’Instant Messaging

Tutti noi utilizziamo quotidianamente software o siti di instant messaging. Lo facciamo per comunicare in maniera facile e veloce con amici e parenti e per condividere con loro file e documenti. Siamo così abituati a utilizzare le chat – da PC e da smartphone – che probabilmente non ricordiamo più quando abbiamo iniziato a usarle e quale è stato il primo software che abbiamo usato per chattare.

Dove è iniziato tutto quanto? Ecco alcune curiosità interessanti nella storia della messaggistica istantanea, molti anni prima della nascita di WhatsApp, indoona e dei loro “fratelli”:

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fake viral videos
agosto 3, 2016

L’ascesa dei falsi video virali

Qualche giorno fa la società australiana Woolshed Company ha raccontato di aver creato otto video finti amatoriali che negli ultimi due anni sono stati visti più di 205 milioni di volte su YouTube, e hanno ricevuto più di un milione e mezzo di like su Facebook. La caratteristica di questi video è che fino ad oggi moltissime persone li hanno reputati autentici e proprio per questo il loro successo è stato così travolgente.  Tra gli 8 video vi sono quello della ragazza che viene quasi colpita da un fulmine, quello di un’altra ragazza che viene inseguita da un orso mentre fa snowboard, quello del ragazzo che si tuffa in mare con una GoPro in testa e finisce vicinissimo a uno squalo bianco e quello di una coppia di cacciatori aggrediti da un leone.

Nessuno di questi video era autentico (molti esperti già avevano manifestato forti dubbi sulla loro autenticità) ma tutti sono diventati virali e sono stati condivisi da numerose testate online: molto spesso senza nemmeno una verifica preliminare. In altri casi, invece, è stato proprio il dibattito circa la loro autenticità a creare la viralità e ad aumentare il numero di condivisioni.

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Rio 2016 hashtags
luglio 28, 2016

Rio 2016 e la battaglia degli Hashtag olimpici

Alla vigilia delle Olimpiadi di Rio, il Comitato Olimpico degli Stati Uniti d’America ha letteralmente dichiarato guerra alle società che non fanno parte degli sponsor ufficiali dei giochi olimpici, intimando loro di non pubblicare sui propri account social immagini in qualche modo collegate alle olimpiadi o che contengano loghi o brand olimpici (come ad esempio i cinque cerchi) o della squadra olimpica degli Stati uniti. Inoltre il comitato ha diffidato anche dall’utilizzare i termini e gli hashtag “ufficiali” delle olimpiadi e della squadra olimpica statunitense. In altre parole, società ed entità commerciali non potranno usare i marchi registrati del Comitato nelle loro immagini e analogamente non potranno utilizzare hashtag come #Rio2016 o #TeamUSA perché costituirebbero “utilizzo non autorizzato di marchi registrati”.

La diffida è rivolta soprattutto alle società che sponsorizzano gli atleti ma che non figurano tra gli sponsor ufficiali delle Olimpiadi. Un primo esempio di questa imposizione lo si è visto pochi giorni fa, quando la azienda di abbigliamento Oiselle, sponsor dell’atleta Kate Grace – vincitrice degli 800 metri nei Trials statunitensi – ha postato alcune fotografie della Grace su Instagram. Il Comitato olimpico immediatamente ha intimato alla Oiselle di rimuovere i post – che contenevano la parola “Rio” e il logo dei giochi Olimpici – affermando che essi “violano le linee guida dei marchi registrati del Comitato”.

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