Le elezioni USA e i dubbi sul voto elettronico

Domani, martedì 8 novembre, gli Stati Uniti sceglieranno il loro 45° presidente: la campagna elettorale tra Hillary Clinton e Donald Trump terminerà e i voti dei cittadini statunitensi decreteranno la vittoria per il candidato repubblicano o per la candidata democratica. Quello che non tutti ricordano, però, è il modo tramite il quale si svolgeranno le elezioni presidenziali. In America, infatti, da anni, coesistono numerosi meccanismi di voto: alla tradizionali schede cartacee da infilare nell’urna, si affiancano anche molti dispositivi per il voto elettronico.

Apparecchi elettromeccanici (che registrano il voto con punzonature su carta) e computer con terminali touchscreen sono solo due delle tipologie di macchinari più utilizzati per esprimere le preferenze elettorali: accanto agli indubbi vantaggi in termini di rapidità del voto e immagazzinamento dei dati, essi presentano però una ineliminabile componente di vulnerabilità che ogni 4 anni riaccende il dibattito sulla sicurezza del voto negli USA.

Va detto subito che i dispositivi per il voto elettronico non sono connessi alla rete Internet, per cui un attacco hacker per modificare l’esito del voto in tempo reale è praticamente impossibile. E’ possibile però, in linea teorica, un databreach dei server dove sono registrate le informazioni sui votanti, oppure una manomissione fisica delle macchinette elettorali. Quest’ultimo tipo di attacco può consistere ad esempio in una alterazione della memoria dei terminali tramite sovrascrittura del software: in questo modo il dispositivo registra apparentemente il voto corretto per poi stampare quello falsato.

Anche questo tipo di attacco, in verità, è difficile da portare a termine, soprattutto su larga scala, ma il problema negli Stati Uniti è piuttosto sentito: basti pensare che ben il 66% dei cittadini americani ritiene che le elezioni potrebbero essere in qualche modo a rischio di brogli. E il fatto che la maggior parte dei dispositivi per il voto elettronico sia più vecchio di 10 anni e non vi siano fondi per rinnovarli non fa che aumentare queste preoccupazioni.

Ma al di là delle legittime preoccupazioni in tema di cyber security, il dibattito sul voto elettronico tocca questioni che riguardano non solo il rapporto tra i cittadini e le istituzioni ma anche il senso della partecipazione personale ai destini del proprio paese. Numerosi esperti da tempo affermano che al voto elettronico si accompagna una “mancanza di trasparenza cognitiva del processo”, aggravata dall’impossibilità di verificare l’esito del voto. Nella cabina elettorale il cittadino effettua una scelta ponderata (e solitaria), della quale inoltre è padrone fino al momento in cui essa è affidata in consegna allo stato. Viceversa, nel voto elettronico la mancanza di “fisicità” genera inevitabilmente uno “scollamento” tra il l’istituzione e il cittadino, aumentando la deresponsabilizzazione e l’insicurezza di quest’ultimo.

Insomma, i problemi legati al voto elettronico – a una analisi approfondita – appaiono ben diversi dal generico pericolo di un attacco hacker paventato da più parti e dovrebbero spingere la più grande democrazia del mondo a un profondo ripensamento del proprio sistema elettorale.