Facebook e i problemi con il Clickbait

Questa estate Facebook ha annunciato alcune nuove modifiche al modo in cui funziona la sua sezione NewsFeed – quella dove viene mostrata una selezione dei post dei propri amici e delle Pagine seguite – per disincentivare il cosiddetto clickbait. L’obiettivo è quello di mostrare meno i post ingannevoli o che presentano titoli che omettono appositamente delle informazioni fondamentali allo scopo di spingere gli utenti a cliccare sul link.

Il problema del clickbait è diventato particolarmente diffuso con l’avvento dei social media (Facebook in primis) e, in un certo senso, esso può essere considerato a tutti gli effetti una strategia di marketing, in un mondo dove gli innumerevoli siti, quotidiani online e blog devono competere per conquistare l’attenzione di chi legge e ricevere il maggior numero possibile di click. Certamente si tratta di pessimo marketing, ma pur sempre di marketing. Il clickbait fa infatti affidamento sulle emozioni più istintive, quali ad esempio tristezza e soprattutto rabbia, per stuzzicare la curiosità del lettore e indurlo a cliccare sulla notizia.

Le tecniche di clickbait utilizzate sul web sono principalmente due:
1. L’utilizzo di immagini fuorvianti: un esempio è rappresentato dagli articoli che, parlando della morte di un personaggio non troppo famoso, pubblicano la foto di quest’ultimo in compagnia di una celebrità, omettendo nel titolo il nome della persona deceduta e lasciando così immaginare che sia morta la celebrità.
2. L’utilizzo di titoli sensazionalistici, (“Non indovinerai mai che cosa ha detto questo politico…“) che vengono spesso utilizzati per propagandare articoli palesemente falsi e spesso razzisti.
L’uso di queste tecniche permette spesso una condivisione del post da parte di migliaia di persone in poche ore, con un giro di affari – grazie ai banner pubblicitari presenti nei siti di destinazione – veramente notevole.

vignetta clickbait

La modifica all’algoritmo di Facebook mira a riconoscere i post su cui le persone cliccano molto per tornare però poco dopo su Facebook, segno del fatto che la notizia è di scarsa rilevanza e che il suo titolo è eccessivamente attraente. Gli ultimi aggiornamenti, inoltre, hanno categorizzato decine di migliaia di titoli clickbait, sulla base di alcune valutazioni di buon senso: il titolo nasconde dettagli fondamentali per capire il contenuto dell’articolo? Il titolo esagera le premesse dell’articolo, lasciando intendere un contenuto differente da quello promesso nel titolo? Il sistema funziona quindi come il filtro antispam di una casella e-mail e identifica, oltre ai titoli clickbait, anche i domini da cui provengono, penalizzandoli pesantemente. I domini che pubblicano molti titoli clickbait cominceranno quindi ad apparire in posizioni sempre più basse nel NewsFeed.

Il fatto che Facebook stia prendendo molto sul serio il fenomeno del clickbait non è strano: moltissime persone ogni giorno utilizzano Internet per documentarsi, leggere le ultime notizie e trovare informazioni mediche. Bloccare la diffusione di questo tipo di articoli non è quindi solo etico ma è anche un modo per tutelare i soggetti più deboli e meno informati dal rischio di ricevere e mettere in pratica informazioni false, con grave pericolo per la loro salute.