L’Amazon dash button e l’Internet delle Cose al servizio dello Shopping

Dopo un primo periodo di disponibilità solo negli Stati Uniti e UK, il dash button di Amazon è arrivato finalmente anche in Italia e si appresta a rivoluzionare il mondo dello shopping domestico. Ma che cos’è l’Amazon dash button? Si tratta di un piccolo pulsante WiFi che permette di ordinare – appunto – tramite un click numerosi prodotti di uso quotidiano, come rasoi, detersivi, pannolini, caffè, birra etc. Il pulsante va ovviamente collegato al proprio account Amazon e permette quindi di effettuare l’ordine senza bisogno di accedere ogni volta al sito o all’app Amazon.

Al momento non è possibile acquistare pulsanti “neutri”, cioè collegabili a un prodotto qualunque, ma solo pulsanti brandizzati, già collegati a specifiche marche di prodotti. Al primo utilizzo il pulsante va configurato sull’app Amazon per impostare tipologia e numero di confezione che si vuole ricevere e poi è pronto per l’utilizzo. Proprio la facilità di utilizzo del dash button rappresenta oggi la concretizzazione del concetto di Internet delle Cose, concetto sul quale sono stati versati fiumi di inchiostro da esperti e futurologi e che ora improvvisamente diventa una pratica concreta e quotidiana. La connessione tra oggetti intelligenti sposa la semplicità e va a soddisfare le esigenze quotidiane del consumatore, rendendo più comodo il rifornimento dei beni di prima necessità.

Tutto bene, dunque? Non esattamente. Assieme alla sua innegabile carica innovativa, l’Amazon dash button porta con sé una serie di interrogativi e questioni difficilmente trascurabili. Prime fra tutte quelle relative alla logistica e al suo impatto sul mondo di oggi. L’acquisto di beni online comporta uno spostamento sempre maggiore di oggetti sul territorio nazionale, ogni click corrisponde a un acquisto e ogni acquisto corrisponde a una consegna a domicilio, anche per un singolo minuscolo oggetto. Le implicazioni di questo immenso meccanismo sono enormi e sono di ordine sociale (le condizioni di lavoro degli addetti alla logistica), ambientale (l’impatto dovuto al traffico di veicoli e corrieri) e anche antropologico.

I meccanismi dello shopping cambiano e il cliente non si reca più dove sono le merci: sono queste ultime che vanno verso di lui e lo fanno sfruttando tutti i canali dell’innovazione, tra cui l’Internet of Things, ma per farlo rischiano di lasciarsi dietro situazioni di ingiustizia e di impatto ambientale non indifferenti. Dobbiamo essere dunque ottimisti o pessimisti? È presto per dirlo. Quello che però sappiamo è che ogni grande novità impiegasempre  del tempo per arrivare a maturazione e trovare un equilibrio tra opposti interessi. Sarà così anche per questi pulsanti intelligenti, che qualcuno ha già iniziato a riprogrammare per altri utilizzi. E su una cosa siamo sicuramente ottimisti: l’ingegno umano trova sempre il modo per mettere la tecnologia al servizio della propria libertà e creatività e non viceversa. Si tratta solo di aspettare.